Proprio a gennaio dell’anno scorso ho deciso di affrontare la questione dei “buoni propositi” in un modo diverso.

Per anni ho faticato con il concetto stesso dei propositi e per altri mi sono sentita un vero fallimento perché non arrivavo nemmeno a Marzo che le promesse erano state ingoiate dalle vecchie abitudini.

Non proprio una gran punto di partenza insomma.

Eppure dentro di me era forte la necessità di adeguare il mio fare quotidiano a quello che sentivo dentro, ovvero un cambio, una crescita.

Guardando sul tavolo avevo a mia disposizione un sacco di fallimenti e la certezza di qualcosa che stava cambiando (ovvero la certezza di assenza di certezze). Va da sé che non disponevo di alcuna ricetta che potesse darmi delle indicazioni utili.

Ho deciso quindi di affrontare la cosa come si fa quando si è apprendisti, o bambini o all’inizio di un viaggio in lande sconosciute, ovvero procedere passo dopo passo.

Per evitare di perdermi ho programmato tappe in cui la meta mi era visibile: se da gennaio, dove sono, dicembre non si scorge all’orizzonte , marzo invece sì.

Distanze ragionevoli insomma.

Un grande insegnamento che avevo acquisito dall’anno precedente era che potevo concedermi di cambiare (che detta così sembra facile, ma in realtà mi ha dato un sacco di lavoro) ed ero determinata a esplorare questa lezione.

Siccome partivo con alle spalle molti fallimenti, ho deciso di prendermi cura della mia autostima, di conseguenza ho formulato la mia prima lista di intenzioni con solo tre righe.

Tre azioni semplici.

Arrivare al primo traguardo dopo 3 mesi è stato così molto più semplice e il feedback di soddisfazione mi ha incoraggiata molto a proseguire.

Inoltre ogni arrivo mi offriva una partenza più consapevole: cosa mi aveva aiutato, cosa stancato, dove ero più forte e dove più fragile, tutte informazioni preziosissime per poter formulare le nuove intenzioni.

Scegliere le stagioni per scandire le mete non è stata una scelta casuale: il clima, le temperature e l’esposizione solare possono essere grandi alleati per alcune missioni, ostacoli per altre.  Prendere in considerazione questi fattori mi ha aiutato ad avere uno sguardo più comprensivo anche su me stessa: in fondo questi non erano ordini che mi stavo dando, ma possibilità!

Possibilità di cambiare, di ascoltarmi, di vedermi crescere.

E così dopo un anno mi guardo intorno e contemplo le novità e le ri-scoperte a cui hanno portato i piccoli cambiamenti, insieme ad un pezzo di amore grande per me stessa e tanta voglia di andare avanti.

photo by Alice Mosanghini

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