Potrei parlare per ore su temi come il mito, il simbolo e i rituali, e probabilmente questo blog sarà vittima di queste mie passioni. Ma vorrei iniziare parlando del corpo. Perché prima di essere menti, prima di apprezzare le bellezze di questo mondo e poterne discutere, molto prima siamo ossa, muscoli, organi, pelle, fibre e macerie (sì, addosso portiamo anche parti morte). 

In questa illustrazione molto dettagliata si vede una mappa del corpo allineata a pianeti e segni zodiacali. È un grafico frutto di riflessioni molto complesse e sempre fonte di nuove ispirazioni, che rende l’idea di quanto possa essere complicato lavorare con la fisicità, ma per cominciare direi invece di stare sul semplice.

Quante volte al giorno le parti del corpo fanno parte di ciò che diciamo? Tantissime. C’è chi ha la lingua lunga, chi le spalle forti, c’è chi è famoso per essere un ficcanaso e chi parla con il cuore in mano.

Nel mondo contemporaneo, quello delle foto istantanee condivisibili in tempo reale abbiamo anche un nascente vocabolario visivo di utilizzo comune: dalla bocca a papera al fish gape per i selfie, alle varie pose e inquadrature che rappresentano un pensiero preciso.

In questo modo dei pezzi di noi, che sono comunque parte di noi, diventano simboli condivisi dalla comunità, ma essendo, appunto, materia personale li sentiamo in modi diversi, in diversi momenti.

Il mio consiglio, in qualsiasi momento, ad ogni stagione, è prendersi un momento per stare con una parte del nostro corpo: ascoltarla, darle uno spazio di espressione attraverso il movimento.

Come? Molto semplice:

  • trova uno spazio tranquillo in cui poter stare in comodità 
  • a me piace stare distesa, ma una qualsiasi posizione rilassata va bene
  • ad occhi chiusi porta l’attenzione alla parte del corpo che hai scelto
  • registra le possibili tensioni o resistenze nella zona
  • osserva i micro-movimenti che accadono
  • lascia che questi movimenti occupino lo spazio di cui hanno bisogno
  • quando senti che il movimento è finito o che prosegue perché “devo fare l’esercizio” vuol dire che è ora di lasciar andare e passare alla conclusione
  • sempre con gli occhi chiusi goditi le sensazioni che ti ha lasciato quest’esplorazione
  • lentamente risveglia tutto il tuo corpo: stiracchiandoti o facendo movimenti circolari

Questa piccola pratica può durare pochi minuti o anche mezz’ora, dipende dall’estensione della parte del corpo che hai scelto e dalla situazione in cui ti trovi.

Esercizi di questo tipo ci permettono di aprire le porte a una nuova comprensione di noi stessi e della materia di cui siamo fatti, ovvero muscoli, memorie, ossa, emozioni, obiettivi, traumi, immagini, piaceri, e così via. Per esempio, se eseguito con molta cura e attenzione, può essere un modo per approfondire dal dentro la conoscenza di qualcosa che ci disturba (mal di gola? spalla bloccata? sciatica delirante?).

Può essere molto utile tenere un diario in cui disegnare o scrivere alla fine dell’esercizio le sensazioni provate, le immagini che sono affiorate, i dettagli dell’esperienza per osservare come evolve questo profondo tipo di dialogo con noi stessi.

photo by Alice Mosanghini

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