Il mio cammino sulle strade del teatro è un percorso atipico. Si tende a pensare che le persone di spettacolo siano spigliate, a cui piace essere il centro dell’attenzione e godono di abilità innate, oltre che essere molto disinibite.

Quando ho cominciato a fare teatro in me non c’era niente di tutto questo. Parlavo in pubblico solo se davvero c’era qualcosa che ritenessi importate da dire e, comunque, la onda di emozioni che questo generava si ripercuoteva su di me per un bel pezzo dopo aver compiuto la mia missione. Ho cominciato con un corso di teatro alle superiori ed ero molto concentrata su cose come imparare i testi a memoria per rendermi conto di quello che succedeva. Quello che accomunava i primi anni da autodidatta selvaggia e i primi anni da attrice che si stava formando erano le forti emozioni che mi travolgevano. Prima di ogni replica, e dico ogni replica, mi sedevo e piangevo ininterrottamente per una decina di minuti. Non era un pianto di frustrazione, né di rimpianto, ma neanche di tensione. Scoprii con lo studio e la ricerca che si trattava del mio personalissimo e spontaneo modo di fare pulizia, di essere un foglio bianco, un corpo privo di identità disposto ad abbracciare quella dal personaggio. 

Con il tempo ho capito che questo spazio neutro e pulito dentro e fuori di me era uno splendido spazio anche per cominciare un dialogo con me stessa, non solo con il soggetto che andavo ad interpretare.

Quello che spesso non si considera infatti è il lavoro dell’attore su se stesso, ed è il lavoro più grosso, più profondo e lungo da fare. È un tipo di lavoro che assomiglia di più a quello di un muratore che a quello che ci aspetteremmo da un creativo, perché si tratta di conoscere, riconoscere, smantellare, far riemergere e ristrutturare l’impianto di cui siamo dotati come esseri umani e che si compone di tante parti (fisica, emozionale, spirituale, ecc.). Insomma un lavoraccio.

Ma, anche se faticoso e a tratti difficile, è un percorso che senza ombra di dubbio mi aiutato a trovare delle strategie per stare più vicina a me stessa.

Sono convinta che un approccio ludico, ma profondo, di auto-conoscimento possa essere molto efficace per molte persone, anche quelle che non hanno nessuna intenzione di salire sul palco.

 

 

Photo by Alice Mosanghini

 

Pin It on Pinterest