Ricordo la mia prima visita alla celebrazione del Día de Muertos con la vivezza del technicolor: i colori, i profumi, i sapori, i sorrisi, le lacrime e la tequila.

Da quel giorno ce ne furono ancora, in altri posti, sempre diversi, ma quella restò per sempre nel mio cuore.

Il Messico è un paese enorme in termini geografici e nel suo vasto territorio ci sono moltissime culture, molto diverse fra loro e profondamente ricche.

Nonostante la colonizzazione spagnola e la sua caratteristica evangelizzazione si siano impegnate crudelmente nel feroce tentativo di asfaltare le tradizioni dei popoli nativi di quelle terre, la resilienza di queste persone e il loro amore per la vita hanno permesso a certi rituali di sopravvivere.

Sono stati adattati, modificati, rinominati e battezzati, ma ci sono ancora.

Quello che vorrei farti vedere qui sono alcuni degli elementi di questa celebrazione, per come li ho conosciuti io attraverso le mie esperienze ed incontri.

Condivido qui con te delle pagine molto intime del mio diario, che ho scritto in compagnia e grazie a delle splendide persone che mi hanno aperto il loro cuore e la loro casa.

È questa la ragione per cui trovo di fondamentale importanza approcciare l’incontro con queste tradizioni con grande rispetto e considerazione: non stiamo parlando di prodotti sopra uno scaffale del supermercato, o di decorazioni da mettere nel cestino da Tiger, si tratta di pratiche che fanno parte dalla vita di persone, del loro rapporto con i loro antenati, di come concepiscono la famiglia, la loro vita e la loro morte. 

Alle volte i meccanismi sociali contemporanei ci portano a dissociare gli elementi dalla loro origine e a pensare che, in fondo, si possono usare a proprio piacimento.

Ma questa scissione va proprio a togliere la dimensione sacra, e non è forse proprio il sacro che vorremmo invitare nelle nostre vite attraverso i rituali?

Elementi presenti sull’altare

Cominciamo con i quattro elementi:

La Terra è proprio il suolo che ci accoglie, è anche la soglia fra i due mondi;

l’Acqua che si trova nel bicchiere è la prima offerta alle anime che sono arrivate alla nostra tavola dopo il lungo viaggio;

il Fuoco delle fiamme delle candele indica la strada di ritorno a casa per chi è in cammino,

insieme ai i fiori che emanano nell’Aria il profumo caratteristico di questa festività.

E poi c’è da cucinare, ovvero preparare i cibi preferiti, meglio se serviti proprio nel piatto usato in vita dalla persona per cui lo cuciniamo.

Per quanto riguarda l’ofrenda, ovvero l’offerta, si può spaziare liberante anche sulle bevande e il tabacco (per me che non fumo questa è l’unica data in cui entro in un tabacchino a comprare sigarette!).

Insieme al mio augurio di ritrovare uno spazio a te consono per passare del tempo insieme ai tuoi antenati e cari defunti, va anche l’invito a lasciare che che la gratitudine verso le persone e gli antenati che hanno tramandato queste tradizioni prenda forma in maniera tangibile e concreta.

 

 

 

 

 

Photo by Alice Mosanghini  

 

 

 

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